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17 ottobre 2008 tratto da www.kila.it

A Torino l’assemblea nazionale delle elette lancia un appello per il riequilibrio della rappresentanza. Oggi ci sono 9 donne presidenti su oltre 100 province. Le elezioni amministrative del 2009 sono l’ennesima occasione per rimediare a un’esclusione insostenibile.

L’assemblea nazionale delle elette nelle Province italiane, promossa dalla Consulta Nazionale per le Pari Opportunità dellUPI-Unione Province Italiane, si è tenuta a Torino, nella sala del Consiglio provinciale, lunedì 13 ottobre, in concomitanza con l’assemblea generale delle Province, con l’obiettivo di fare il punto su questi anni di lavoro e di darsi un programma in previsione di un anno il 2009, che si annuncia come molto particolare.

“Il 75% delle Province italiane andrà alle elezioni nel 2009” ha infatti ricordato l’assessora alla pari opportunità della Provincia di Torino Aurora Tesio, nel fare gli onori di casa. E subito dopo, l’assessora regionale Giuliana Manica ha sottolineato come, nonostante la parola “pari opportunità” sia entrata ufficialmente nel dizionario dell’agenda politica economica e sociale italiana, l’Italia rappresenti ancora un’anomalia nel sistema europeo, per la clamorosa esclusione delle donne nelle istituzioni.Chi rappresenta oltre la metà dell’elettorato italiano, le donne, non supera la soglia del 20% di rappresentanza nelle sedi nazionali e locali del potere politico”. Un esempio viene dalle Province che si sono riunite in quello stesso pomeriggio: su 107 province , sono attualmente solo 9 le donne che ricoprono l’incarico di Presidenti, 184 fanno parte della Giunta e 334 sono state elette nei Consigli provinciali.

Il Piemonte in questo senso è una realtà particolarmente attenta alle risorse femminili – ha proseguito l’assessora regionale – e anche nelle istituzioni la presenza delle donne è importante, basti pensare alla composizione della Giunta regionale alle numerose associazioni e alle donne protagoniste della vita politica economica e culturale, e crediamo che dal Piemonte possa arrivare un contributo fondante alla riforma e al cambiamento“.

Le ha fatto eco il presidente della Provincia di Torino, Antonio Saitta, che nel salutare i membri della Consulta, ha ricordato “che molte delle decisioni nella mia Giunta sono state prese grazie alla tenacia delle Assessore. D’altra parte abbiamo iniziato il mandato con una presenza femminile nella Giunta del 50%: poi il numero si è assottigliato, ma solo perché alcune sono andate a ricoprire altri incarichi: segno anche questo di una rappresentanza vera, anche grazie al fatto che la Provincia è una vera palestra nel governo di area vasta“.

Nell’analizzare il lavoro svolto in questi anni dalla Consulta Nazionale per le Pari Opportunità, “un lavoro da pionieri” come lo ha definito l’assessora Tesio che ha voluto “ricordare e salutare anche tutte le appartenenti alla Consulta che oggi non sono più qui, in quanto ex amministratrici”, laPresidente della Consulta, Arianna Censi, ha affermato: “E’ stato un percorso partecipato, non solo formale, segno che questa è una strada reale per le donne per entrare nei cardini delle decisioni politiche“. L’importanza di mantenere legati i percorsi dell’Unione delle Province Italiane e della Consulta è stata ribadita dal direttore generale dell’UPI, Pietro Antonelli: “E’ arrivato il momento in cui l’Upi può pensare a modifiche statutarie che consolidino il rapporto fra queste due realtà“.

L’incontro è proseguito quindi con la tavola rotonda La forza delle donne per un nuovo sviluppo, dal Mediterraneo all’Europa, moderata dalla giornalista Stefanella Campana, cui hanno preso parte Maria Teresa Armosino, presidente della Provincia di Asti, dunque una delle nove donne a capo di una provincia italiana, Nezha Elouafi, una tra le 35 donne elette al Parlamento del Marocco grazie alle quote rosa, Amalia Neirotti, sindaco di Rivalta e Coordinatrice Gruppo Pari Opportunità dell’Anci e Maria Piera Pastore, deputata al Parlamento Italiano.

L’assemblea si è conclusa con la presentazione di due ordini del giorno.

Il primo, in vista delle prossime elezioni provinciali, chiede una equilibrata presenza femminile nelle liste e nei governi e una trasformazione del metodo di selezione delle classi dirigenti secondo il principio del merito e della riconoscibilità.

Il secondo vuole promuovere, presso il Governo nazionale, azioni contro la violenza sulle donne perchè questo stato di cose inizi a cambiare, agendo sulle scuole, sulle università, su ogni servizio pubblico, insomma presso tutti gli ambiti della società civile per far sì che si concretizzino fatti a seguito di teorie e parole”.

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